Pitto-scrittura

fusione ed interazione fra scrittura e pittura - oggi -

Nell’arte figurativa contemporanea la presenza di pittoscritture, ovvero di scritti inseriti nel corpo di dipinti ed in rapporto talvolta dialettico con gli stessi, è occasionale se non rara, se rapportata all ’enorme produzione di opere che ha caratterizzato gli ultimi cinquant’anni.

Basta riferirsi alle mostre, o ai cataloghi d’arte, per verificare come la partecipazione di lavori che abbinino lo scritto alla pittura sia ridottissima e come quasi mai vengano utilizzate pittoscritture per caratterizzare il profilo di artisti, pure famosi, che più volte nei propri trascorsi si sono cimentati in quella forma espressiva, con risultati per giunta molto interessanti.

Anche le rassegne dedicate a dipinti arricchiti da testi (o di testi arricchiti da dipinti), se si eccettuano l’importante e meritoria mostra organizzata dal MART di Rovereto nel 2008 sul tema della parola nell’arte, e pochissime altre, restano iniziative pressoché isolate e sporadiche, forse proprio per la limitata, per la insufficiente conoscenza o per il disinteresse degli addetti ai lavori per l’ambito (complesso) di applicazione in discorso.

A ben vedere, tranne alcune incursioni di elevatissimo livello effettuate da parte di grandi maestri o di pochi raffinati specialisti del comparto, nelle produzioni si rintracciano più che altro esempi di singole parole, o di flussi e allineamenti di parole, o di segni riconducibili essenzialmente a frasi incompiute, spesso non interpretabili. E’ come se queste siano state utilizzate più che altro con una funzione estetica, decorativa, o per suscitare interrogativi nel tentativo di muovere stati d’animo; viceversa, quando si riscontra una sufficiente completezza del messaggio, la fase pittorica decade, di frequente, ad ornamento.

Difficilmente ci si trova di fronte ad una scrittura portatrice di messaggi efficaci ed intimamente legati alla pittura con la quale interagiscono e con la quale possa ritenersi attivata una vera e propria collaborazione progettata per puntare all’esaltazione e al rafforzamento di entrambi i linguaggi.

Lo scritto resta in realtà, quasi sempre e quasi ovunque, subordinato al dipinto, o il dipinto allo scritto.


La pittoscrittura, fatti salvi alcuni periodi ed alcuni apporti che hanno costituito episodi di una certa importanza anche nei movimenti d’avanguardia è, a mio parere, nella recente storia dell’arte, un fenomeno collaterale. Essa non è assurta a forma espressiva riconosciuta, alla quale venga attribuita una vera e propria dignità, come se le sue potenzialità di contrastare le difficoltà di comunicazione del mezzo pittorico tradizionale restassero sottovalutate.

E’ invece mia convinzione che attraverso la fusione e l’interazione fra lo scritto e il dipinto si generi l’opportunità di addizionare il messaggio ed il sentire che l’artista si trova a gestire quando decide di passare alla fase dell’esternazione.

La pittoscrittura è decisamente in grado di sostenere adeguatamente lo sforzo che l’artista stesso affronta laddove, a fianco dell’obiettivo di suscitare l’impatto emotivo, miri anche ad imprimere una maggiore precisione di contenuto, affinché il risultato possa tracciare in modo più definito il proprio pensiero, quasi guidando la sensibilità del fruitore che resta peraltro libero di spaziare con le proprie emozioni ed i propri ragionamenti.

Scrittura e pittura
si confrontano e si integrano, comunicano e si supportano, inducono l’artista a variare frequentemente forma e contenuto, fino a trovare l’equilibrio desiderato.

In definitiva ritengo che la pittoscrittura sia una forma di comunicazione e di espressione dotata di notevoli spazi di approfondimento oggi forse ancora non sufficientemente valutati, capace fra l’altro di suscitare nell’artista una sorta di “alta” gratificazione, giacché nel lavoro gli è data la possibilità di riversare maggiori qualità e quantità del proprio sentire: quello che si esprime mediante l’utilizzo del colore, con una quota preponderante di carica emotiva, a forte componente irrazionale, e quello che si articola attraverso l’uso della parola scritta, che obbliga a fare i conti con la porzione percettiva più razionale e controllata.

Aldo Dante
Marzo 2014

Dalla Prefazione

di Daniela Oliboni
Aldo Dante ci regala un racconto intenso, in cui narra le fasi di un profondo cambiamento interiore nella vita del protagonista

Dalla Postfazione

di Daniela Fonti
è un percorso nel quale ogni nuova stazione si rivela come un'imprevista vicenda che apre la strada ad un nuovo punto di equilibrio

Da "Le mie Riflessioni"

di Mogol
Intravedere la luce senza raggiungerla. Il rischio di non decidere.
L'occasione perduta